Paola Ruminelli

 

Le donne e il Concilio Vaticano II

 

 

-Le donne all’assemblea conciliare

Indubbiamente il Concilio Vaticano II è stato occasione per l’emersione del dibattito sulla posizione delle donne nella Chiesa, problema ormai ineludibile, dati i cambiamenti nella vita della donna , che si sono verificati nella società a partire dalla fine dell’Ottocento e che hanno avuto ripercussioni anche nell’ambito religioso. Come scrive Adriana Valerio numerosi sono stati i movimenti per il riconoscimento dei diritti della donna  nella convinzione della sua pari dignità con l’uomo, che hanno messo in discussione la tradizionale figura femminile relegata al suo compito di “custode del focolare domestico” :

 I movimenti  di matrice, liberale, socialista e cristiana(sia protestante che cattolica), il suffragismo,la rivoluzione industriale, la rivalutazione del sentimento, tutto questo ha concorso, nelle diverse fasi storiche che hanno accompagnato i processi di democratizzazione dell’Occidente,  a spingere verso il riconoscimento dei diritti della donna, inserendoli nella più ampia difesa dei diritti umani, sfociati nella Dichiarazione  universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite del 1948 e nella Convenzione  sui diritti politici delle donne del 1952. [1]

Le conquiste tecnologiche che hanno sollevato le donne dalle incombenze  materiali, le novità nei modi di  alimentarsi e di vestirsi, il tempo libero e i  comportamenti sessuali diversi, hanno contribuito a  contrapporre il principio egualitario a quello secolare gerarchico, che vedeva il primato maschile indiscusso. Come scrive sempre  la Valerio:

Il principio egualitario ha messo in discussione  quello secolare gerarchico e tutte, tanto le laiche  quanto le credenti , si sono sentite investite di un’assunzione diretta ddi responsabilità  soprattutto su temi importanti della vita collettiva. Il problema tra identità e cittadinanza della donna  ha conosciuto,dunque, per riprendere le parole di Paola Gaiotti de Biase« una svolta  radicale della storia dell’umanità[...] un’inversione, un rovesciamento che muta il senso della storia umana»[2]

Papa Giovanni XXIII con l’Enciclica  Pacem in terris dell’11 aprile  1963« aveva dato un forte impulso  al movimento delle donne, riconoscendo la loro emancipazione come un importante  e positivo segno dei tempi»[3]. Riconoscendo la dignità di tutti gli  esseri umani così il Papa si esprimeva nei confronti della donna , in cui si faceva sempre più viva la consapevolezza della propria dignità:

 diviene sempre più chiara e operante  la coscienza della propria dignità. Sa  di non poter permettere di essere considerata e trattata come uno strumento; esige  di essere considerata  come persona, tanto nell’ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica ( § 22)

La morte del pontefice non permise di sapere come il Papa avrebbe dato seguito alle sue parole. Comunque fu decisa, specialmente su proposta del cardinale Léon Joseph Suenans,  l’accoglienza all’assemblea  anche alle donne, che nella III terza sessione del Concilio furono invitate alla partecipazione ai lavori in qualità di uditrici, religiose e laiche( 23 in tutto) senza diritto di voto.

 L’8 settembre 1964 Paolo VI  annunciò la loro presenza al Concilio  e il  25 dello stesso mese entrò in aula la prima uditrice Marie-Louise Monnet. I Padri conciliari per lo più  ritenevano la presenza femminile soltanto simbolica ed auspicavano da parte delle donne una osservazione discreta e un ascolto silenzioso, sulle tracce di  S. Paolo nella ben nota lettera ai Corinti :« Le donne tacciano in assemblea»[4] Malgrado ciò le donne riuscirono a trovare occasioni per far sentire la propria voce nelle sedi  adatte.

Nel complesso  la dignità della donna uscì rafforzata  dai documenti conciliari , tra cui i più rilevanti a questo fine possono essere citati   l’ Apostolicam  actuositatem( in cui  uomini e donne  sono lodati come costruttori della vita della chiesa), Il decreto Ad gentes( in cui è sottolineato che le donne come battezzate partecipano alla missione della Chiesa), la Gaudium et spes ( contro ogni discriminazione sessuale),la Lumen gentium ( il popolo di Dio è anteposto come soggetto ecclesiale a quello di gerarchia ) . Il riconoscimento dell’uguaglianza fondamentale con l’uomo consentì , se pur con molta cautela, lo studio e l’insegnamento della teologia anche alle donne.

- Le donne non tacciono più.

Il Concilio non cessa tutt’ora di suscitare vive reazioni ed aspettative di cambiamenti in relazione alle molte questioni che l’intricato contesto storico comporta su temi che toccano la sfera etica  e la stessa struttura organizzativa della Chiesa. Tra queste la ripetuta richiesta delle donne di vestire l’abito sacerdotale da sempre affidato agli uomini.

 In Concilium 49(2012/5,164-174)  è riportato un contributo di Ida Raming, addottorata in teologia cattolica nel 1973 a Köln-Wien  con una tesi sull’esclusione delle donne dal sacerdozio che  può  essere considerata rappresentante della “teologia femminista” . Nell’articolo Il messaggio delle pioniere  al concilio Vaticano II  la Raming ricorda come la giurista svizzera Gertrud Heinzelmann avesse  apertamente richiesto con una petizione in imminenza del Concilio l’ordinazione femminile. Studiosa dei padri e dei dottori della Chiesa la Heinzelmann, nei testi da lei accuratamente interpellati aveva trovato affermazioni discriminanti nei confronti  delle donne . La petizione aveva suscitato violente reazioni. Peraltro già la tedesca Theresia Münch nel 1959 aveva rivolto al Vaticano parecchie istanze( non rese pubbliche) per modificare la legge canonica a favore dell’ordinazione femminile. Nel 1963 Iris Müller e la stessa Ida Raming formularono a loro volta una petizione al Concilio, criticando le motivazioni teologiche che si opponevano all’ordinazione femminile. Nel 1963 vi fu un incontro personale tra le teologhe Th. Münch, I. Müller , I. Raming e G. Heizelmann a Münster a cui si aggiunsero Rosmary Lauer e Mary Daly  dagli USA.

Dai contatti delle sei donne scaturì il libro pubblicato in inglese e tedesco Noi non tacciamo più. Alcune donne si esprimono a proposito del Concilio Vaticano II. Il libro presenta una analisi sistematica sull’esclusione delle donne dal sacerdozio e la richiesta della piena equiparazione  tra uomini e donne. Propone anche una riforma del linguaggio liturgico caratterizzato in senso maschile. Il testo suscitò un intervento a favore delle donne  del vescovo Paul Halliman, che però non trovò riscontro nei testi conciliari per l’imminente  fine del Concilio.

L’Osservatore romano pubblicò però prima della fine del Concilio nel novembre 1965 una serie di articoli sul tema La donna e il sacerdozio di cui era autore il francescano Gino Concetti e il bilancio conclusivo  della questione relativa al sacerdozio ministeriale alle donne viene riportato dalla Raming :

 

Cristo avrebbe potuto scegliere delle donne se avesse voluto […], per elevarle alla dignità sacerdotale. Non lo ha fatto non per rispettare una tradizione umana del suo ambiente,ma per rispetto verso l’ordine della creazione e il piano della salvezza, entrambi i quali  richiedono il primato dell’uomo: dell’Adamo antico e di quello nuovo, il Cristo….

 

La Raming  conclude il suo contributo  dicendo che l’articolo è il precursore  delle dichiarazioni dell’autorità ecclesiastica contro il sacerdozio femminile (Inter insignores del 1977 e Ordinatio sacerdotalis del 1994)  e così chiude il suo intervento  contro i tradizionalisti contrari all’ammissione delle donne al sacerdozio:

Contro le loro tesi hanno preso posizione in modo fondato le pioniere già prima e durante il periodo conciliare, poi più tardi molte altre teologhe e diversi teologi. E’ uno scandalo  che le conseguenze positive di queste analisi, prospettive e richieste non abbiano fino ad oggi avuto risposta!

 

-Le donne e la Chiesa

La richiesta dell’estensione dell’ordinazione sacerdotale alle donne ormai non è più limitata ad un ristretto numero di teologhe, ma è diventata una delle questioni  che raccoglie un vasto numero di adesioni un po’ in tutti i paesi cattolici , una questione ormai  ineludibile visto che la pressione delle donne si fa sempre più forte ed argomentata.

 A noi pare che in questo tipo di discorso  vada in ogni caso evidenziata una premessa necessaria:  per i credenti la Chiesa non è un’istituzione assimilabile a qualsiasi altra associazione a scopi politici o sociali  o altro perché appartiene alla zona del sacro.  Per S. Tommaso è una realtà spirituale  fondata da Cristo “ affinchè l’uomo fosse chiamato alle cose  invisibili attraverso un governo visibile” (De veritate q.29,a 4 ad 3). Per S. Agostino è il corpo mistico di Cristo, un altro Cristo in cui i credenti formano un uomo nuovo, nel quale cielo e terra si uniscono. La Chiesa  trascende ogni forma di organizzazione umana ed  eleva gli uomini che la compongono alla dimensione del sovrasensibile in cui il tempo non è negato, ma purificato in relazione al Divino.

Attraverso la tradizione la Chiesa assicura la sua continuità nel tempo ed insieme garantisce la sua identità pur accogliendo stimolazioni diverse che le provengono dai mutati contesti storici, ampliandone la prospettiva senza lederne l’essenziale significazione. La tradizione  rappresenta l’eternità della Chiesa riattualizzando Cristo nel tempo  ed  insieme  si fa continuo arricchimento attraverso il confronto  con l’evoluzione culturale umana, che caratterizza il divenire della storia, cogliendolo nelle sue potenzialità spirituali.

 Venendo al tema delle donne nella Chiesa c’è da dire che la condizione della donna,  come si diceva nel Novecento molto mutata in confronto al passato. propone anche alla Chiesa la necessità di un diverso riconoscimento della  posizione femminile anche per quanto riguarda il piano di salvezza di cui la Chiesa è custode. Se Cristo con il suo sacrificio ha riscattato l’umanità intera, composta da uomini e da donne come ha voluto il Creatore, quale  nuovo Adamo che comprende in sé anche Eva, parte della sua carne,  ha ragione la Raming quando afferma  che  è irrilevante che  Cristo, il Logos,  si sia incarnato in un maschio perché ciò che è fondamentale ai fini della sua funzione redentrice non è  la componente sessuale, ma la sua incarnazione. Ha torto invece il francescano Concetti quando sostiene che l’ordine della creazione e il piano della salvezza richiedono « il primato dell’uomo: dell’Adamo antico e di quello nuovo, Cristo».  Tuttavia, se vogliamo dirci seguaci di Cristo che pur essendo al di là della storia l’ha assunta in sé determinandone il volto,  non possiamo ignorare i dati della narrazione, che attraverso i Vangeli ci racconta l’evento del  Logos nel tempo, rievocandone le parole e gli atti con veridicità. E’ innegabile che Cristo( ed avrà pur  avuto le sue ragioni !)  ha affidato il compito di perpetuare la memoria del suo sacrificio ai dodici riuniti nell’ultima cena, chiamati da Lui stesso come apostoli, che lo seguivano nella sua predicazione.   D’altra parte è anche innegabile, sempre sulla linea dei Vangeli, come la presenza delle donne sia stata fattiva  nella vita di Gesù. Le donne  gli sono state vicine nella sua predicazione, non lo hanno abbandonato ai piedi della croce, sono state le prime a rivederlo dopo la sepoltura e a comunicare ai discepoli la sua resurrezione. Ma soprattutto quello che va riconosciuto a gloria del genere femminile   è che  nel piano della salvezza spetta alla donna, e non all’uomo, il ruolo di protagonista. La Vergine Maria, creatura perfetta, non contaminata dalla inclinazione al male che segna tutti i viventi, ha liberamente acconsentito all’ invito divino di farsi madre del Salvatore e l’avvento del Logos è stato possibile proprio grazie a quel sì che Maria ha pronunciato, senza il quale l’umanità non avrebbe avuto accesso alla vita eterna.

 La Redenzione  è  opera di Cristo uomo -Dio, ma tra le creature determinante a tal fine è stato non un uomo, ma  una donna : Maria.  Il Concilio Vaticano II  ha proclamato Maria “madre della Chiesa”,  ma forse non basta,  a Maria  va riconosciuto che è “corredentrice” nell’opera che la bontà divina ha voluto per il genere umano.

 Se gli uomini rivendicano il loro diritto all’assunzione sacerdotale sulla base del  rispetto alla Scrittura,  le donne possono ben vantare attraverso Maria il loro primato nel piano della salvezza. Non possono più tacere sulla base di restrizioni che la società ha loro imposto secondo una  presunta inferiorità rispetto al maschio.

 La Chiesa deve aiutare le donne a ritrovarsi nella loro peculiarità di  creature elette da Dio, quali strumenti necessari  della sua Grazia, influendo così positivamente anche sul mondo laico. Attualmente le donne risentono di una crisi d’identità perché, perduta in un certo senso la rassicurante condizione di “ custode del focolare”, non sanno più quali ruoli  assumere per realizzarsi  autenticamente. In questa rivoluzione culturale, che ha visto l’ emancipazione della donna  dal suo secolare stato di dipendenza, la Chiesa, maestra di vita, potrebbe rappresentare un riferimento utile anche ai fini della crescita civile ed umana del nostro tempo.           

 



[1] A. Valerio, Madri del Concilio.Ventitré donne al Vaticano II,Roma 2012,Carocci ed., pp.16-19

[2] Ivi, p.20

[3] Ivi p.34

[4] I Cor.14,34