Paola Ruminelli

Costantino il Grande

 

Di Costantino è rimasta viva memoria a partire dal famoso arco che sorge a Roma vicino al Colosseo. L’arco, a tre  fornici, porta l’iscrizione dedicatoria a Costantino : All’Imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo,Pio, Felice, Augusto , il Senato e il popolo romano, poiché per ispirazione della divinità e per la grandezza del suo spirito con il suo esercito vendicò un tempo lo stato su un  tiranno e su tutta la sua fazione con giuste armi, dedicarono questo arco insigne per trionfi. L’arco presenta rilievi dedicati ad imperatori del II sec ( Traiano, Adriano e Marco Aurelio) con i quali Costantino voleva porsi in ideale continuità, tondi dell’epoca costantiniana  con Sole-Apollo, Luna- diana ed un fregio dedicato all’impresa di Costantino con la partenza da Milano, l’assedio di Verona,la battaglia di Ponte Milvio contro il rivale Massenzio per il titolo di Augusto d’Occidente, l’arrivo a Roma, la distribuzione del denaro al popolo. Manca  la rappresentazione  della  tradizionale venerazione agli dei in Campidoglio da parte del vincitore perché, evidentemente, Costantino non volle fare atto di culto  alla statua di Giove Capitolino.

  Dell’epoca costantiniana è anche il busto di Costantino, persona di alta statura e dalla gola ampia tanto da meritare il soprannome di Trachala (grossa gola ), conservato ai musei capitolini , nonché medaglie in cui l’effigie di Costantino è solitamente unita al Sole. Particolarmente  interessante la moneta,   coniata a Pavia nel 315, in cui Costantino è rappresentato con un elmo sul quale è inciso il monogramma di Cristo, che egli aveva fatto rappresentare, a sostituzione dell’aquila romana, anche sul labaro imperiale,  che tutti i soldati avrebbero dovuto onorare .

Oltre ai reperti dell’epoca, la fama di Costantino si protrasse nel tempo, anzi nei millenni. Piero della Francesca nel famoso ciclo di affreschi di  Arezzo, datati dal 1452 al 1466,  nella Chiesa di San Francesco dedicati  alla Storia della Croce, narrata nella  Legenda aurea da Jacopo da Varazze dagli anni sessanta alla fine del XIII sec., dipinge anche le gesta di Costantino. Del legno ricavato dall’albero cresciuto sulla tomba di Adamo sono state rappresentate dal pittore le peripezie con la storia della regina di Saba, mentre si recava in visita al re Salomone in adorazione del ponte costruito con quel legno e con gli episodi del rinvenimento della vera croce, ricavata sempre da quel legno e ritrovata da Sant’Elena, madre di Costantino. In un riquadro del grande  affresco è rappresentato il sogno di Costantino, che, secondo Lattanzio,una delle fonti della storia  di Costantino,vide in sogno Cristo che lo esortava ad apporre sugli scudi dei suoi soldati il monogramma cristiano. La battaglia di Ponte Milvio è rappresentata da Piero della Francesca incentrata sulla figura di Costantino vittorioso, che avanza attorniato dai suoi guerrieri reggendo  una croce dorata.

Lo storico della Chiesa e autore di una Vita  Costantini Eusebio da Cesarea, che scrisse della battaglia di Saxa Rubra conclusa a Ponte Milvio alcuni anni dopo quando Costantino era già a capo dell’Impero, racconta che Costantino  vide in cielo un segno straordinario che lo riempì di stupore:

    Un segno straordinario apparve in cielo… quando il sole cominciava a declinare, Costantino vide con i propri occhi in cielo, più alto del sole, il trofeo di una croce di luce sulla quale erano tracciate le parole “  In hoc signo vinces” Fu pervaso di grande stupore e con lui il suo esercito.

 Questo fatto misterioso avvalorò la figura di Costantino presso i cristiani tanto che  la Chiesa cristiana ortodossa e alcune Chiese  orientali lo considerano santo e  al pari degli apostoli, mentre non è compreso nel Martirologio tra i santi riconosciuti dalla Chiesa cattolica. Per onorare la sua memoria è ancora oggi commemorata  a Sedilo , in Sardegna , la vittoria dell’Imperatore a Ponte Milvio con una corsa a cavallo di origine bizantina.

 Anche a proposito del battesimo di Costantino ci sono versioni diverse. Alcune  dicono che il battesimo gli fu impartito quasi in punto di morte da papa Silvestro, altri che il sacramento gli fu amministrato anni prima , guarendolo dalla lebbra. Il battesimo di Costantino divenne  il soggetto di una tela di Raffaello conservata ai Musei Vaticani ove l’Imperatore è al centro della scena con  figure allegoriche ai lati. Sempre ai Musei Vaticani si trova  anche la rievocazione della battaglia di Ponte Milvio ad opera di Giulio Romano, con la figura dell’Imperatore a cavallo vittorioso, sotto un volo di angeli  che lo guidano.

 Al di là di fatti leggendari, che peraltro non si può escludere  facciano riferimento  a qualcosa di miracoloso veramente  avvenuto, rimane l’opera dell’Imperatore, che certamente fu una delle figure più significative della storia dell’Occidente. La sua fama è particolarmente legata all’Editto di tolleranza del 313, da lui emanato a Milano congiuntamente al cognato Licinio, Augusto d’Oriente. Nell’Editto  Costantino, dopo aver lamentato che precedenti disposizioni circa la libertà  di culto sono state disattese, conferma la sua intenzione di  permettere a ciascuno di regolarsi nelle cose divine secondo la sua coscienza e di concedere ai cristiani di praticare la loro religione :

Noi dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto, essendo felicemente convenuti a Milano per trattare di tutto ciò che riguarda  l’interesse e la sicurezza dell’impero, pensammo che tra le cose  che esigevano maggiormente l’opera nostra, nessuno avrebbe portato tanto vantaggio alla maggior parte degli uomini come il decidere in qual modo si debba onorare la divinità. Perciò abbiamo risolto di accordare ai cristiani e a tutti gli altri la libertà  di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi  dia pace e prosperità.

L’editto prosegue con particolare attenzione ai cristiani. Gli Augusti  deliberano che tutti coloro che osservano la religione cristiana , possano d’ora innanzi farlo con tutta libertà senza essere in alcuna maniera molestati e questo vale anche per tutti gli altri per la tranquillità del tempo nostro , affinché non si offenda l’onore  e la religione di alcuno. Inoltre per cristiani ai quali erano stati alienati  beni e  luoghi in cui si radunavano, viene stabilito che  venga subito restituito loro quanto  era stato ad essi tolto. Lo stesso Editto fu  successivamente ripetuto dagli Augusti a Nicomedia  in forma di lettera circolare ai più alti  funzionari dell’Impero, come attesta Lattanzio nel De mortibus persecutorum.

 L’Editto di Milano pone definitivamente fine alle persecuzioni, che avevano infierito sui cristiani sin dai tempi di Nerone. Particolarmente dura  fu l’ultima  persecuzione di Diocleziano, che si esercitò attraverso provvedimenti legali, che stabilivano la distruzione di chiese e di libri sacri, la limitazione dei diritti civili  dei cristiani, la reclusione del clero,  l’obbligo  a tutti di fare sacrifici agli dei alla presenza dei magistrati.

 La persecuzione di Diocleziano fu più o meno violenta  a seconda delle diverse zone. Come nota Giorgio Falco in La Santa romana repubblica (Milano 1968), nelle Gallie e in Britannia dove governava il Cesare dell’ Augusto  Massimiano  Costanzo Cloro,  padre di Costantino che professava il culto monoteista del Sol invictus, fu meno devastante.

 I cristiani nell’Impero erano numerosi e presenti in tutte le regioni, ma erano ancora una minoranza.  Tuttavia mentre nei diversi ceti sociali legati alla tradizione  romana veniva sempre meno la fede nelle antiche divinità e nella fortuna di  Roma, i cristiani si dimostravano energici e abili organizzatori, decisi a  far riconoscere la Verità e pronti anche  al martirio. Di tale situazione di declino dello spirito antico incominciavano a diventare sempre più consapevoli  i responsabili  politici, interessati a trovare nuove energie per rivitalizzare la stanchezza diffusa un po’ovunque nelle contrade dell’Impero. Già prima dell’Editto di Milano di  Costantino,  a Nicomedia  nel 311 era stato emesso un Editto  dall’Augusto Galerio, condiviso anche dagli altri Augusti, che  restituiva ai cristiani le Chiese e il diritto di celebrare il loro  culto.  Ed è in questo momento storico, che prelude al riconoscimento del cristianesimo dopo secoli di persecuzione, che  si colloca apunto la figura e l’opera di Costantino,

Costantino fu molto attivo e attento a unire cristiani e pagani ( anche se, diventato Augusto, gli furono attribuiti efferati delitti per garantirsi il potere ). Mantenne la tetrarchia di Diocleziano, ma sotto un  unico Augusto, si curò dell’organizzazione dell’Impero con l’ordinamento delle prefetture e con una riforma monetaria, fissò  la capitale a Costantinopoli ove sorgeva l’antica Bisanzio, si preoccupò di riunire le festività pagane con quelle cristiane come il 25 dicembre festa di Gesù, di Mitra e del Sole. A lui si deve anche l’introduzione della settimana con il giorno festivo dedicato al Sole. Immise in gran numero i cristiani nelle cariche amministrative e fu largo di donazioni e favori fiscali alla Chiesa anche se l’atto di  donazione di Costantino, a cui veniva fatto risalire l’inizio del potere temporale della Chiesa,  fu dimostrato  dall’umanista Lorenzo Valla un falso storico.

Quello che maggiormente sorprende nell’opera di questo Imperatore dalla complessa  personalità è l’impegno da lui dedicato alla Chiesa, non solo appoggiando i cristiani con i suoi Editti e con  il loro inserimento nelle strutture organizzative dell’Impero, ma intervenendo direttamente nelle questioni teologiche  al fine di chiarire e definire la vera dottrina cristiana, oggetto di laceranti contrapposizioni  tra i credenti. Contro le eresie del tempo  indisse personalmente vari concili, il primo  contro l’eresia donatista e quindi nel 325 il Concilio di Nicea, che rappresenta una pietra miliare nella storia della Chiesa. A Nicea egli stesso presiedette l’assemblea conciliare in cui furono convocati vescovi da tutto l’impero e che, nel corso di numerose sedute, elaborò il credo niceno, che stabiliva la consustanzialità del Padre con il Figlio, negata da Ario, che non riconosceva la natura divina del Cristo.

Se  dibattuta  è la questione della effettiva conversione  di Costantino al cristianesimo, tutt’ora oggetto di ricerca storica, rimane il fatto che Costantino ha ben compreso il segno del suo tempo, un tempo in cui veniva sempre più emergendo una crisi , che minava le fondamenta della costruzione civile dell’Impero e di tutta la cultura dell’antica Roma. Egli si è reso conto della necessità di immettere nel contesto politico forze nuove capaci di rinvigorire gli spiriti fiaccati dall’affiorare  di contrasti e differenze tra le genti di un Impero ormai troppo vasto per essere governato alla maniera degli antichi  Cesari. Della cultura tradizionale rimaneva però una preziosa eredità :quell’idea di pax deorum, per la quale la continuità dell’Impero era assicurata dal favore degli dei, a cui  in Roma sull’altare della Vittoria, all’ingresso dell’aula del Senato, i senatori , prestando  giuramento all’Imperatore, rendevano il culto.

Lo storico Burchardt afferma che Costantino era molto ambizioso e areligioso,opinione che non ci sembra di poter accogliere senza ben motivabili riserve. Costantino teneva molto ad apparire come eletto dalla Divinità, ma  non tanto o non solo per ambizione personale né allo scopo di  utilizzare la religione come instrumentum regni, ma in quanto condivideva con la tradizione romana  la convinzione che il governo poteva essere illuminato e saldo solo se sostenuto dalla benevolenza degli dei: il pactum divinitatis era fondamentale per assicurare la vitalità di Roma e del suo prestigio. Un’idea questa legata alla  mentalità dei tempi, che voleva  politica e religione unite, una alleanza tra trono e altare ormai superata da secoli di storia, che hanno conosciuto rivoluzioni  in ogni campo della  cultura e della politica? La risposta a queste osservazioni non può  che essere molto articolata.

 Certamente oggi i tempi sono cambiati e non si può pensare ad una commistione tra politica e religione, ma una riflessione sul tema  del rapporto tra politica e religione è tutt’altro che irrilevante ai fini della comprensione dell’evolversi storico. A ben guardare un dato  è certo : la  corrispondenza tra il modo di rapportarsi al divino e l’ordinamento  civile e sociale che ne consegue sono inscindibili. Tutte le  civiltà, orientali e occidentali, sono derivate da grandi prospettive religiose, che hanno dato origine all’organizzazione e alla cultura di popoli,  diventati poi  protagonisti  nel cammino nella storia. Nazioni e popoli, che differiscono tutt’ora per usi costumi e ordinamenti politici e sociali, vanno compresi tenendo conto delle  diverse radici religiose  che originariamente li hanno improntati.

 Oggi diffuso è il rifiuto ad ammettere la relazione tra il divino e l’umano, che si arroga il diritto di costruirsi autonomamente la sua storia. I risultati sono però purtroppo tangibili :crisi delle istituzioni, crisi dell’economia,  crisi delle coscienze, vita costellata da incombenti minacce. Forse Costantino il Grande aveva capito che la civiltà per sopravvivere ha bisogno, prima di tutto, della fede nel Sole supremo che è Dio, luce delle nostre menti e calore per  i nostri cuori.   

 

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