Paola Ruminelli

Un bicentenario da ricordare

Giuseppe Verdi e  Riccardo Wagner

L’apertura della stagione scaligera del 2012-2013 ha suscitato qualche polemica per aver posto ad inizio di stagione il Lohengrin di Wagner(sotto la direzione di Daniele Barenboin), in quanto  il 2013 è il bicentenario della nascita sia  di Wagner , il grande compositore tedesco, che di Verdi nostra gloria nazionale .In realtà il cartellone comprende molti titoli verdiani. Nabucco, Macbeth ,Oberto conte di San Bonifacio, Un ballo in maschera, Don Carlo, Aida. Dal Verdi giovanile quindi dell’Oberto conte di San Bonifacio alla prima composizione importante del Maestro Nabucco alle opere della maturità.

L’interesse per Verdi in occasione del bicentenario della nascita ha visto anche la ripresa di opere considerate secondarie nella sua produzione come la Giovanna d’Arco, l’ultima opera rappresentata alla Scala prima della rottura di Verdi con il teatro che lo tenne lontano molti anni da esso , o con i Due Foscari, recentemente diretti dal Maestro Riccardo Muti al Teatro dell’Opera di Roma, che rappresenta il lato oscuro del potere. “ E’ una delle pochissime volte  in cui nel finale Verdi non si rivolge al cielo, alla trascendenza- commenta il Maestro Muti in un’intervista a Giovanni Gavazzeni del febbraio2013- Il Male, dietro l’apparente osservanza della legge, prevale sul Bene, Dura Lex, sed Lex”. Un testo quindi utile per meglio capire la formazione del percorso artistico della  produzione verdiana.

Può essere interessante osservare invece che nei programmi verdiani del Maestro Claudio Abbado prevalgono  le problematiche della maturità del bussetano quali il rapporto tra uomo e potere, tema molto sentito da Verdi, dominante in opere quali  il Don Carlo, Simon Boccanegra, Macbetht: Comunque sia Verdi è ancora sempre amato dagli appassionati dell’Opera, né il dovuto omaggio alla originalità di Wagner può oscurarne l’indiscussa genialità perché si tratta di due personalità artistiche molto diverse, che  vanno recepite nella loro differenza di formazione e di sensibilità.

 Camille Bellaigue, che in occasione  del primo centenario della nascita di Verdi pubblicò un ricco studio in italiano ed in francese dedicato a Arrigo Boito sulla figura artistica del bussetano,  sottolineava come dell’opera di Verdi si potesse dire che si trattava di un continuo progresso  secondo una costante identità, un genio  fedele a sé stesso  sempre rinnovantesi.

Sono note le umili origini del grande artista, animato sin da giovanissimo da un fervente amore per la musica. Figlio di un organista di Roncole  a 12 anni suonava l’organo della Chiesa e quasi tutto il giorno si esercitava su una spinetta. Adottato da un negoziante agiato di Busseto, Barezzi, per il quale Verdi conservò sempre grata memoria, cominciò a copiare qualche spartito. A Milano, dove era stato inviato da Barezzi per studiare, fu respinto dal Conservatorio. Tornato a Busseto nel 1835 sposò Margherita Barezzi prendendo anche la decisione di dedicarsi definitivamente alla carriera musicale.. La sua prima opera, scritta a Busseto, fu Oberto conte di San  Bonifacio, rappresentato alla Scala nel 1839. Già dalle sue prime prove appare un carattere fondamentale della sua arte :una grande energia e forza..

 Il 1840 fu un anno luttuoso per Verdi a cui morirono le due bambine e la moglie. Prostrato dal dolore si chiuse per più mesi in un cupo dolore. Fu un incontro occasionale in una serata d’inverno con l’impresario Merelli, che gli infilò nella tasca il libretto di Temistocle Solera del   Nabuccodonosor (titolo poi abbreviato  in  Nabucco), che diede l’avvio alla grande produzione verdiana. Rappresentato alla Scala nel 1842  il Nabucco riscosse un grande successo cui seguì quello dei Lombardi alla prima crociata e via via dall’Ernani alla Trilogia romantica di Rigoletto Trovatore e Traviata. In tutte le opere  la musica non è applicata alle parole, ma è espressione del sentire: “E’- come dice Bellaigue - quella passione e quella parola medesima sotto forma e sotto specie di suono”. In tutte la musica è  istintiva, spontanea naturale con predominanza di melodie intense e coinvolgenti..  Nella vasta produzione verdiana va annoverata anche  la Messa da Requiem scritta  per la morte del Manzoni, che Verdi ammirava profondamente e che figura gloriosa tra  il Requiem di Mozart, la Messa in si minore di Bach  e quella in re di Beethoven.

Mentre trionfava  anche in Italia  Wagner ,Verdi non compose  più per 16 anni sino all’Otello su libretto di Boito da Shakespeare in cui l’opera musicale si dispiega secondo un discorso ininterrotto senza più brani staccati con una continua corrispondenza dell’orchestra e della voce tra canto e parole. Infine Falstaff, scritto all’età di ottanta anni è con il Barbiere di Siviglia una delle vette della commedia  lirica latina .Una particolare raffinatezza compositiva segna questi ultimi capolavori nei quali la  melodia,elemento costante in Verdi, è  modellata  con sapienza  nella fusione completa tra recitativo e canto..

Lo svolgimento della produzione di Verdi  si inserisce costantemente nella tradizione italiana, che Verdi non ha mai tradito, fedele alla nostra storia musicale. Wagner, invece si propone di dare al popolo tedesco l’opera nazionale tedesca.. Si orienta verso antichi miti  nazionali e cavallereschi, spesso frutto, come nell’Anello del Nibelungo, di un materiale immenso che si richiamava a leggende scandinave.

Appartenente  a una modesta famiglia di comici  Wagner bambino non aveva dimostrato particolari predisposizioni per la musica. A dodici anni  però scriveva poesie, appassionandosi a Shakespeare e quindi a Weber, cominciando a desiderare di dirigere un’orchestra. Leggeva con interesse i racconti di Hoffmann ed era colpito dalla musica di Beethoven, ma trascorreva una vita disordinata di pessimo scolaro a Lipsia. Finalmente riceve lezioni musicali da Theodoro Weinling  “ il miglior maestro d’Europa” diventando rapidamente in grado di scrivere pezzi per pianoforte, un quartetto d’archi e alcune ouvertures. Abbozza anche un’opera teatrale  Le Nozze che lui stesso ha poi distrutto.. Assume il posto di direttore d’orchestra  e compone la sua seconda opera Le Fate, tratta dalla La donna serpente di Gozzi, a cui fece seguito il Divieto d’amore o la Novizia di Palermo , da Misura per misura di Shakespeare. Lui stesso componeva i libretti

Concepisce quindi  il Rienzi il cui primo atto è completato a Parigi nel 1840 ove conosce Meyerberr, scrive articoli e novelle che gli valgono il plauso di Berlioz. Tornato a Dresda nel 1842  rappresenta Il vascello fantasma o l’Olandese volante, che ebbe un discreto successo.. Questo testo propone il tema  della redenzione attraverso la compassione e la rinuncia con la figura centrale di Senta. .Del 1843 è Tannhäuser  che riscosse anche l’ammirazione di List .L’opera che comunque segna la maturazione spirituale dell’ispirazione wagneriana è il Lohengrin, in cui si realizza  il superamento del melodramma sette-ottocentesco nella fusione intima tra musica e poesia .Nel dramma si consuma il contrasto tra Lohengrin che rappresenta la divinità dell’amore ed Elsa, il desiderio umano di sapere.. Impregnato di pensiero metafisico proprio dei filosofi del Romanticismo( da Werner a Feuerbach  a Schopenauer a Nitzsche) i suoi personaggi assumono valore simbolico arrivando agli estremi limiti dell’espressione in una atmosfera di incanto.

La fama di Wagner  raggiunse presto l’Italia. Come ricorda l’Abbiati nella sua Storia della musica Giuseppe Verdi  a proposito del Tristano e Isotta così si esprimeva : “ davanti a questo gigantesco edificio  sto sempre con terrore e stupore; e oggi ancora non so proprio comprendere come l’abbia potuto ideare e comporre un uomo. Il secondo atto per la ricchezza delle invenzioni musicali, per la tenerezza  e sensualità dell’espressione, e specialmente per la geniale orchestra, è una delle più sublimi  opere dello spirito  che mai siano state fatte”

A Tristano e Isotta , rappresentato a Monaco sotto gli auspici di Luigi II di Baviera, ammiratore di Wagner, seguono I maestri cantori di Norimberga nel 1868, poema popolare idealizzato dal compositore. Queste opere si alternano con la composizione dell’Anello del Nibelungo, ripresa in più tempi per la complessità della composizione, derivata particolarmente da  Edda, raccolta di antichi canti in lingua scandinava del XIII secolo. L’Aanello del nibelungo viene rappresentato integralmente nel 1876 nel   Buhnenfestlhauus  di Bayreuth, teatro modello organizzato dallo stesso Wagner. Il ciclo è costituito da un antefatto L’oro del Reno,che si svolge in una atmosfera  fiabesca, segue la Walkiria in cui entrano in campo  uomini ed eroi, Sigfrido, l’eroe puro che, dopo aver risvegliato la Walkiria Brunilde dovrebbe liberare il mondo  dal male e il Crepuscolo degli dei in cui la purezza di Sigfrido  viene contaminata dall’astuzia  del male trascinando nella sua morte Brunilde, che  lascia l’anello del Nibelungo alle figlie del Reno, mentre il Walhalla, la dimora degli dei, viene incendiato. Tutto ritorna così all’originaria  purezza dell’inizio..

Prima della sua rottura con Wagner Nitzsche  in Richard Wagner  a Bayreut così scriveva: “Il poetico in Wagner si mostra nel fatto che egli pensa per processi visivi e sensibili ,non per concetti,cioè che pensa miticamente, così come il popolo ha sempre pensato: alla base del mito non sta un pensiero, come pensano i figli di una  civiltà artefatta, ma esso stesso è pensiero;esso comunica un’immagine del mondo, ma nell’avvicendarsi di fatti, azioni e passioni. L’Anello del Nibelungo è un grandioso sistema di pensiero senza la forma concettuale del pensiero”

L’ultima opera di Wagner è  Parsifal, a cui il musicista aveva pensato leggendo il poema di Wolfram von Eschenbach  L’incantesimo del Venerdì santo, presentato al Festspielhaus  di Bayreuth nel 1862, un anno prima della morte del compositore. Parsifal è la reincarnazione di Sigfrido che, con la lancia di Longino svolge la sua opera di redenzione. E’  l’opera mistica per eccellenza di Wagner in cui si riconferma l’intento di tutto il suo teatro di essere un’espressione totale  in cui tutte le arti,  separate nel mondo moderno, tornano ad essere unite come nel mondo greco. Tutte le arti devono immergersi  nel senso della musica in un’unione del gesto e della parola nel suono  come manifestazione sentimentale.

 

      -L’universalità della musica

Nei due geni nati nello stesso anno, di cui si celebra il bicentenario , e appartenenti allo stesso clima romantico allora imperante in Europa, la musica si coniuga in maniera molto  differente., Dotato di una forte sensibilità etica, Verdi rappresenta la realtà della  vita e degli affetti umani, cogliendo le motivazioni profonde che fanno dei suoi personaggi figure indimenticabili. Espressioni di ogni gradazione del sentimento dalle dolcezze di Gilda o di Violetta e Desdemona all’ardore di Manrico e alla malinconia di Filippo, dallo strazio della gelosia di Otello alla crudeltà di Jago all’allegria baldanzosa di Falstaff , l’arte di Verdi crea  una galleria di personaggi che rimangono impressi  nella mente e nel cuore per la loro carica di verità umana. Nel genio bussetano l’anima umana con le sue contraddizioni e le sue aspirazioni al bene, spesso tragicamente negate dalle vicende della vita , arriva ai suoi ultimi confini , aprendosi a speranze metafisiche,che spesso concludono le rappresentazioni teatrali.. Protagonista della musica verdiana è l’uomo secondo una visione umanistica, che è propria della nostra tradizione e che impronta anche tutto  il  nostro Romanticismo sia  in campo letterario e figurativo che musicale, immettendoci continuamente a confronto con le più originarie aspirazioni del sentimento.

Altro discorso per Wagner che si rifà ad antichi miti nordici..Anche nelle sue opere l’uomo riconosce sé stesso, ma più che nella sua presenza vitale, nell’oscuro fondo del suo essere, che il mito con la sua invenzione fantastica rappresenta. Nell’intimo del sentire Wagner ravvisa, anche su influssi buddisti, la tensione ad andare oltre la vita, nell’annullamento nell’assoluto proprio dei mistici .E il misticismo può essere la chiave di lettura di tutta la produzione del grande tedesco, che affascina  per l’orizzonte di infinito che  pervade, in una atmosfera di incanto , tutte le sue composizioni.

Verdiani o wagneriani dunque? In realtà la domanda è oziosa, sia Verdi che Wagner  sono espressione della grande arte della musica, che attraverso la bellezza del suono forse più di ogni altra ci rende più riccamente umani, in quanto, attraverso le differenti vie della sensibilità, ci unisce nella comune aspirazione all’’assoluto dalla quale siamo universalmente posseduti.